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Il sushi a modo mio

sushi a modo mio

 

Quando le persone sentono parlare di sushi, le reazioni possibili sono due: quella di profonda estasi o di grande disgusto. Io ho sempre optato per la prima, anche perché la visione di un bel piatto di sushi mi riporta alla mente i viaggi fatti in Giappone con papà, quando lui andava per lavoro e io mi aggregavo per scoprire posti nuovi.

Camminando per le strade di Tokio e Osaka la cosa più bella era ricercare – all’ora di cena – un posto dove mangiare che meritasse il nome de “lo zozzone di turno“, ovvero la bettola delle bettole, la trattoriola più tipica e lurida di tutta la città, dove le condizioni igieniche lasciavano sicuramente a desiderare; in compenso però – in questo modo – avevamo la garanzia di mangiare un cibo autentico e tipico.

Ed è proprio in una di queste tipiche bettole giapponesi che ho assaggiato per la prima volta i tyoza, le crocchette di zucca, il sashimi e naturalmente l’amato sushi.

Qualche giorno fa ho provato a farlo in casa, quando è venuto a cena mio cugino Daniele. Certo il risultato non sarà mai quello degli zozzoni del Sol Levante, però non era male.

Ho preso 500 g di riso per sushi (ormai si trova in tutti i grandi supermercati, nel reparto dedicato ai cibi etnici), l’ho messo in un litro e mezzo d’acqua fredda (anche se le istruzioni della confezione del riso suggerivano di metterne la metà) e l’ho messo a cuocere a fuoco alto per qualche minuto; una volta arrivato a bollitura, ho abbassato il fuoco e l’ho lasciato cuocere per altri 20 minuti, mescolandolo spesso.

Una volta cotto, e assorbita tutta l’acqua, l’ho lasciato freddare in un piatto piano.
Poi ho aggiunto due cucchiai di aceto e due cucchiaini di zucchero, l’ho mescolato e ho fatto delle palline, che con le mani ho delicatamente modellato fino a farle diventare dei panetti a forma elittica.

Poi ho tagliato tonno, salmone, trota affumicati e carpaccio di polipo in tanti pezzetti (al posto del pesce crudo che richiede un surgelamento particolare; a proposito non surgelate da soli il pesce crudo per fare il sushi, perché il lurido verme anisakis muore esclusivamente con le basse temperature dei freezer industriali) e li ho poggiati sopra i panetti – pressando un pò con le dita per farli aderire bene sulla superficie.
A questo punto li ho serviti su un piatto piano e largo con salsa di soia.

Non male…provare per credere!
Qualcuno di voi ha il coraggio di provare a rifarlo? Lasciatemi un commento qui sotto per dirmi come è andata!

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